âme métisse | Rete significa individualità, differenza e confronto. Questo è il sito ufficiale di Marco Canarutto.

Siamo tutti un po’ folli

Semplifichiamo. Femminilità vuol dire sesso (banale) ma sesso vuol dire femminilità (meno banale). E’ il lato femminile che autorizza il sesso. Se lei è una femmina fisica, entrerà in azione se socialmente legittimata. Il maschio la attizza per la parte di propria femminilità che autogestisce in base ai propri testicoli e al culo integro. Quindi sarà bravo ad affermarsi, sarà simpatico, comunicativo e, se ingegnere con un lato femminile ancora integro, saprà ragionare anche di sesso.

Oppure sia lui che lei sono morti e trombano per pura rivalsa, gestendo socialmente la cosa grazie a un qualche potere.

Lui attizza al 100% se oltre ad avere un delta di femminilità da giocarsi, abbia anche il potere. Ma per arrivarci dobbiamo avere ben chiaro che la dea (la cui femminilità è tutta da dimostrare) è un ostacolo alla ciclicità del sesso, non un beneficio.

L’appetito femminile, come quello maschile, è mosso da quello che potenzialmente lei potrebbe possedere. Quindi si parla del femminile del maschio. Una dote fondamentale, per lui e per lei è quindi l’equilibrio. L’uomo che non deve chiedere mai, nega all’impazzata, ma è da lei preferito perché in lui c’è moltissimo da possedere.

Il senno di poi

Col senno di poi sono lastricate le strade per l’inferno. Se il kernel è il sesso e se la dea non ha testicoli propri, come fa a negare che le piaccia essere violentata e umiliata? Picchiando e umiliando un bambino che per assioma non può difendersi perché nato sradicato. Con una prassi di questo tipo, qualunque sia la specialità, a letto, delle varie dee, è chiaro che siano tutte solo dei culi. Il fatto che poi Gesù venga poi crocifisso ogni volta, in ogni parrocchia in ogni generazione, dimostra che la dea è fallita, in quanto non risolve ex ante l’aggressività maschile.

Nella misura in cui il Cattolicesimo, specie quello dei preti pedofili, si basa sul culto della dea, il Cattolicesimo non serve a niente. Prof, ma non vi conveniva remunerarmi con un 110 per le angherie subite da me fino a quel momento? Adesso viene fuori giustamente che il Poli, che si basa pesantemente sulla dea, non serve au un beneamato cazzo di niente. Tanto, se dea dev’essere, c’è già la Chiesa cattolica. Il mazzo che mi ero fatto prima e durante gli studi al Poli era comunque un contributo all’esistenza dell’homo faber, no?

In Banca, si partiva dal presupposto che dea = ricchezza e volevano sapere da me solo come gestissi la perdita di dignità nel dare il culo alla dea. Dea vuol dire povertà. Stop. La Banca può andare al diavolo.

L’istruttore di kung fu fascista non è un problema: tante botte riceve sul ring, tante ne dà poi alle varie troiette che si tromba. Non danneggia il sistema se non per il fatto che azzera un patrimonio di importazione vietnamita che, se gestito altrimenti, significherebbe creazione di valore.

Il problema e la soluzione

Adele che afferma che la soluzione è la dea, nel Poli che ammette un’analisi razionale delle affermazioni, si espone alla critica di controlli il Qi e continui a usare la logica. Lei si sopravvaluta e ritiene che la di lei figa riesca a obnubilare la capacità di ragionamento dell’ingegnere medio, ma non è così.

La figa non è mai la soluzione, a meno che tu non abbi 16 anni e lei te la stia dando per la tua prima volta. Perché nella stragrande maggioranza dei casi la figa non è la soluzione?

Nella trombata una tantum, non ci può essere nessuna fiducia reciproca perché non solo lei non ha un’erezione da difendere ma anzi premedita su come fare a riaffermarsi su di te quando non te la darà più.

Se invece il rapporto è ciclico, la fiducia reciproca e la monogamia ci possono essere ma a quel punto la tua partner è molto di più di una semplice figa.

Ergo la dea non è mai la soluzione ma sempre e solo un problema. Che qualcuno si curi della psiche malata di Adele e dei prof del Poli.

Tradotto in italiano: la dea è bell’e morta, ma lo era evidentemente già 25 anni fa. Io ho supplito con la creazione di valore e con una comunicazione costruttiva. Pensate cosa sarebbe successo se mi fossi lasciato invece andare alla rivalsa! Avremmo streghe dappertutto e probabilmente avremmo addirittura perso interesse per il sesso.

Regimi

Per tenere il culo vergine c’è una ricetta semplicissima: controllare il Qi, cioè tenere il culo stretto.  Il regime aziendale o politico che si afferma su controllo,  prevaricazione e prepotenza, semplicemente non agganciano la tua partecipazione o la tua vergogna nello stare sotto.

Il Maestro disse subito che bisogna sapersi far rispettare da ciascun regime ma senza fare guerre di ideologia.

L’ingegnere promuove la creazione di valore perché è semplicemente la soluzione che dà il maggior risultato con la minore spesa. Il regime opposto di intimidazione e di uso del controllo per far vedere chi comanda, mentre il capo tratta tutti di merda non è che non funzioni, ma è semplicemente ordini di grandezza più costoso. Nessuna ideologia ma le aziende possono anche fallire.

Il conflitto col padre e coi suoi amici

I prof del Poli sono stronzi. Loro, come mio padre, affermano che io, eletto modello maschile sfigato, nelle loro condizioni al contorno di pubblica umiliazione da preti e da fascisti, contro me stesso avrei prima o poi legittimato stronzaggine e anale.

Io che, causa padre e madre da sacra famiglia,  avevo un’identità incerta, mi trovo un Maestro e combatto. I prof mi obbligano a essere socialmente femmina laddove loro le femmine le odiano.  Con mio padre l’Edipo c’entra fino a un certo punto perché in discussione c’era anche il suo onore spezzato perché mi trattava da figlio anche se figlio suo non sono.

Io a differenza loro, e l’ho dimostrato sul campo, non delegittimo  socialmente né la moglie né la famiglia anche se mi cade il mondo addosso.

L’anale? È un’opzione, non un obbligo dettato dalla situazione.  E tra l’altro è un’opzione che a me non interessa neppure.

Definizioni e categorie mentali

Take it easy. Quanto ci bloccano le sovrastrutture transate socialmente, le categorie mentali e le definizioni sbagliate in cui vogliamo incasellare il reale?

Da un lato la mia esperienza di papà mi dimostra che, alla lunga, tu ottieni dai figli, Edipo o non Edipo, quanto hai investito su di loro e non mi vergogno di coccolare anche i figli maschi che sono in gamba e adattati.

La femmina, foss’anche mia madre, se non sa risolvere ex ante l’aggressività maschile, è una femmina fallita. Puoi anche chiamarla mamma ma se lascia che mio padre scateni le sue frustrazioni su di me, non è veramente mia mamma. O forse, secondo le categorie marziali, è già morta chissà quando.

Se tu percepisci un complesso di inferiorità in una donna, dovuto a stratificazioni culturali, transazioni sociali, ecc., se ti lasci ingabbiare da Freud devi sentirti in colpa perché stai approfittando della situazione. Ma se tu legittimi socialmente quella donna, quello che tu chiamavi in lei complesso di inferiorità, non potrebbe semplicemente essere solo disponibilità nei tuoi confronti a rivestire il ruolo di femmina?

A me hanno dato 109. Vuol dire che sono un ingegnere mancato? Oppure vuol dire che i prof rinunciano a confrontarsi con chi non si lascia corrompere per coprire la loro pochezza accademica, il loro fallimento come uomini perché accompagnati da zoccole, la loro coscienza sporca per aver progettato armi?

Ciascuno porti il centro su se stesso. E’ libero di farlo nella misura in cui rispetti la legge dello Stato. Poi cambi la variabile muta di integrazione. Cioè chiama le cose con il nome a cui tu, donna o uomo, sei abituato o abituata per rendere il problema risolvibile.

Per esempio come scritto in alcuni post fa, se il prete ti parla di un’altra vita vuol dire che ti parla di quando sarai vecchio e messo da parte rispetto alle transazioni sociali sessuate.

Se uno è pazzo e violento o falso come Giuda o incapace a comunicare, semplifica: chiamalo stronzo. Con la comunicazione non verbale, tanto,  esprimiamo molto di più di quanto crediamo. Quindi può darsi che più tardi ci sarà un conflitto.  Ma è meglio il conflitto che rivoltolarsi in eterno nei propri complessi di nerd.

Be happy.

Conseguenze dell’incompletezza

Il Maestro mi paragonò al Maestro di Brus Lì, proteggendosi con l’ironia, ma lasciando spazio alle mie potenzialità.

Una conseguenza dell’incompletezza è che per essere maschio devi affermarti sulla femmina. Il Maestro aggiunge: ciclicamente. Nella Civiltà, solo la femmina ti permette di essere adattato essendo il vaso della tua aggressività, anzi risolvendo le cose prima che tu possa diventare aggressivo, perché sennò la sputtaneresti socialmente.

Ora, i prof del Poli mi eleggono campione e contestualmente mi deridono con un 109. Per quanto sta a me, loro simboleggiano la disperazione di non poter essere completi con le troie che si sbattono regolarmente, mogli proprie e degli altri prof comprese.

Di conseguenza vogliono risolvere la loro incompletezza, dato che l’autoreferenzialità accademica è insufficiente, inculandosi me.

Ma il kung fu è l’arte di rifiutare le offerte e la corruzione del potere degli inculati. Io non ho mai accettato di prendermela nel gnau né di farmi completare dai prof del Poli. Io sono completato da mia moglie e dalla mia famigliola. I prof non li considero perché sono solo dei poveri disadattati.

Incompletezza

Adesso che Heisenberg e la Meccanica Quantistica per noi non hanno più segreti,  vediamo Godel e il Teorema dell’incompletezza. La semplice aritmetica si deve accettare per buon senso perché se tu provassi a dimostrarne la logica intrinseca, ti troveresti con un costrutto inconsistente,  che afferma contemporaneamente una cosa e il suo opposto.

Cosa vuol dire in termini veri, cioè in termini sessuati? Il maschio è maschio e basta. Ma è incompleto perché qualunque logica che volesse dimostrare la necessità del maschio diventerebbe inconsistente.

Il maschio è incompleto perché la completezza è di coppia, almeno da Eva in poi. La femmina lo sa e il maschio che voglia per forza apparire completo farebbe la figura del gay. Il tentativo di apparire completo ti rende inconsistente.  Questa è la consapevolezza di Godel sin dagli anni ’30.

Dato che il maschio è incompleto,  qualunque potere può dire che sei imperfetto magari con un 109. Però non è poi così grave perché,  ripeto, se ti obbligano a essere socialmente femmina,  tu puoi essere ipocrita quanto ti pare e il potere su di te diventa totalmente inconsistente. Tutta l’intera faccenda è solo una colossale perdita di tempo per tutta l’Italia. 25 anni persi per l’esattezza. Che nell’era digitale significano secoli.

Non serve il potere del prof per giustificare socialmente di essere gregari della dea. Bastano dignità, logos e Meccanica Quantistica per cui ogni transazione sociale comprende la negazione di essere in potere della donna.

Adesso i prof per dare valore alla loro autoreferenzialita’ e per non fare la figura dei buffoni senza dignità dovranno dare conferme alle donne ma Einstein ci spiega che non ce la faranno mai. Via via che si avvicinano alla velocità della luce la loro massa aumenta esponenzialmente.

Come spiega Susskind devono finalmente mettersi a lavorare e affermarsi sulla superficie se vogliono fare semantica. O ci fanno recuperare il tempo perduto con Apple, SAP, Microsoft, ecc. oppure falliamo. E poi ce li mangiamo vivi.

Secondo Cinesi e Vietnamiti dal punto di vista sociale le cose si ripetono uguali ogni 60 anni. Quindi negli anni ’90 si ripete quello che è successo negli anni ’30. Però non vale far finta che negli anni ’30 non sia stato scoperto niente per poter inventare tutto daccapo cancellando il passato gratis.

Ironia

Se vigono gerarchia, caporalato e sfruttamento,  la rimozione è una fatica terribile perché devi chiedere al capo il permesso di mentire. Ne seguono combattimenti,  tradimenti e litigi.  Il problema è mal posto.

Se il capo ti considera, a torto, una femmina,  tu sei autorizzato,  da femmina, a rimuovere orinando. Chi può giudicare la mia ipocrisia?  L’essenziale è seguire le leggi dello Stato.  Perché complicarsi la vita? W le soluzioni semplici.

Uccidere la morte

Nei Racconti di Canterbury, pietra miliare della cultura inglese, c’è una novella in cui 3 giovani spavaldi decidono di uccidere la morte. Chiedono a un viandante dove si trovasse la morte e lui serenamente rispose che si trovava sotto un albero un po’ più in là. I giovani partono agguerriti ma sotto l’albero trovano solo un sacco d’oro. Conclusione? Si ammazzano a vicenda per cupidigia. Vince la morte per 3-0.

E’ chiaro che gran parte del desiderio anale femminile viene risolto localmente dai loro partner arrapati. Però, ripeto, un eventuale eccesso di offerta femminile ammazza rapidamente il desiderio. E la cosa non si risolve massacrando lei che desidera.

La soluzione sta invece nel controllo del desiderio maschile secondo la logica che il suo avversario diviene suo allievo. E anche in qualche bella risata ogni tanto.

L’unica intersezione tra intelligenza delle donne ingegnere, Civiltà, sesso ciclico e appagante e carisma femminile si ha nella grassa risata con cui lei ammette la contraddizione tra autogestione civile della propria libido e desiderio masochista. Lui incazzato e pieno di sé sappia che una risata lo può smontare in pubblico da un momento all’altro. E questo avverrà matematicamente quando le risorse da lui consumate superino le risorse create e rese disponibili per la ciclicità del sesso.